Quando un lettore chiude un romanzo, di solito non ricorda la trama nei dettagli. Ricorda una persona: come reagiva, che cosa voleva, che cosa non riusciva a dire. È per questo che un editore, davanti a un manoscritto, si accorge molto presto se i personaggi reggono. Una storia ben congegnata con figure di cartone non convince nessuno, mentre un personaggio vivo può tenere in piedi anche una trama semplice.
La buona notizia è che costruire un personaggio non è questione di ispirazione. Esiste un metodo, fatto di poche domande da porsi nel giusto ordine. Non garantisce un capolavoro, ma ti evita gli errori che rendono piatti la maggior parte dei personaggi degli esordienti.
Qui trovi il percorso completo: che cosa vuole il personaggio, che cosa gli serve davvero, da dove nasce la sua ferita, come cambia, come costruire un antagonista che non sia una caricatura e come usare una scheda senza trasformarla in una gabbia.
Parti da ciò che il personaggio vuole
Il primo mattone è il desiderio: l'obiettivo concreto che il personaggio persegue nella storia. Ritrovare una persona scomparsa, ottenere una promozione, vendere la casa di famiglia, vincere una gara. Deve essere qualcosa che si può vedere e di cui si può dire, a un certo punto, se è stato raggiunto o no.
Il desiderio è ciò che mette in moto la trama: senza un obiettivo il personaggio subisce gli eventi, e un protagonista che subisce stanca presto. Per questo, quando ti chiedi come creare un personaggio, la prima domanda utile non è «com'è fatto?» ma «che cosa vuole, adesso, in questa scena?».
Il bisogno: ciò che gli manca davvero
Accanto al desiderio c'è il bisogno, che il personaggio spesso non conosce. È la cosa che gli servirebbe per stare davvero meglio: perdonare, fidarsi, smettere di controllare tutto, accettare un limite.
Le storie più efficaci nascono dallo scarto tra le due cose. Il personaggio vuole la promozione (desiderio), ma ciò che gli manca è smettere di misurare il proprio valore sul lavoro (bisogno). Tutto ciò che fa per ottenere ciò che vuole lo allontana da ciò che gli serve, finché qualcosa si rompe. Quello scarto è il motore emotivo del romanzo.
La ferita e le contraddizioni
Perché il personaggio vuole proprio quella cosa? La risposta sta quasi sempre in un evento del passato che ha lasciato un segno: un abbandono, una colpa, un'umiliazione, una perdita. È la sua ferita, e spiega le sue difese: la diffidenza, l'ironia che tiene lontani gli altri, il bisogno di avere ragione.
Un consiglio pratico: la ferita non va raccontata tutta all'inizio. Il lettore deve intuirla dai comportamenti molto prima di conoscerla. Scaricare l'infanzia del protagonista nel primo capitolo toglie tensione e non aggiunge profondità.
Le contraddizioni lo rendono credibile
Le persone reali non sono coerenti. Il personaggio generoso con gli sconosciuti che è avaro con la famiglia, la donna sicura di sé al lavoro che a casa non sa dire di no, l'uomo che si crede onesto e mente su una cosa sola. Queste incoerenze non sono difetti di scrittura: sono ciò che fa pensare al lettore «questo lo conosco».
Un buon esercizio è scrivere due righe del tipo: «È una persona che…, ma…». Se il «ma» non riesci a riempirlo, il personaggio è ancora troppo liscio.
L'arco di trasformazione
L'arco del personaggio è il percorso che lo porta da come è all'inizio a come è alla fine. Non tutti i personaggi cambiano in meglio, e non tutti devono cambiare, ma in un romanzo il protagonista di solito è messo alla prova in modo che qualcosa in lui si sposti.
Un arco ha in genere questi passaggi:
- Punto di partenza: la sua vita com'è, con la sua credenza sbagliata o la sua difesa abituale.
- Pressione: gli eventi lo costringono a muoversi, e la vecchia strategia comincia a non funzionare.
- Crisi: il momento in cui deve scegliere tra ciò che ha sempre fatto e qualcosa di nuovo, e costa.
- Scelta: sceglie, e la scelta mostra chi è diventato.
- Nuovo equilibrio: la vita dopo, che può essere una vittoria, una perdita o entrambe.
L'arco non si dichiara con una frase («aveva finalmente capito»): si dimostra con un'azione diversa da quelle iniziali. Se all'inizio il protagonista scappava davanti ai conflitti, alla fine il lettore deve vederlo restare. Per collocare questi passaggi nella struttura del libro ti può aiutare come fare la scaletta di un romanzo.
Mostrare il carattere con le scelte
Aggettivi come «coraggioso», «egoista», «sensibile» dicono poco. Il carattere si rivela quando il personaggio deve scegliere sotto pressione, specie quando ogni opzione ha un prezzo. Chi è generoso quando non costa niente? Lo si scopre quando la generosità richiede di rinunciare a qualcosa.
Per questo conviene mettere i personaggi in situazioni che li costringano a decidere, e far emergere il carattere da:
- che cosa fanno quando nessuno li guarda;
- che cosa scelgono tra due beni o due mali;
- che cosa evitano di dire o di fare;
- come trattano chi non può fare nulla per loro;
- i dettagli di gesti, oggetti, abitudini, purché servano la storia e non siano un catalogo.
È lo stesso principio che trovi in mostrare, non raccontare: la descrizione del carattere vale poco accanto a una scena in cui il carattere agisce.
L'antagonista: un personaggio con ragioni proprie
Chi cerca di capire come creare un antagonista commette spesso lo stesso errore: lo costruisce cattivo e basta. Un antagonista senza motivazioni è un ostacolo, non un personaggio, e il conflitto che genera è fiacco.
Un antagonista efficace ha invece:
- un desiderio proprio, incompatibile con quello del protagonista;
- ragioni che, dal suo punto di vista, hanno senso: si considera nel giusto, o almeno costretto;
- una forza reale: se è facile da battere, la vittoria del protagonista non vale nulla;
- un legame con il tema: spesso è lo specchio del protagonista, ciò che il protagonista potrebbe diventare se facesse l'altra scelta.
Non serve che il lettore lo approvi, serve che lo capisca. E non sempre l'antagonista è una persona: può essere un'istituzione, una malattia, una comunità, un segreto di famiglia. Anche in quei casi vale la regola: la forza che si oppone deve avere una logica, non solo una presenza.
I personaggi secondari hanno una funzione
Ogni personaggio secondario dovrebbe servire a qualcosa nella storia. Chiediti per ognuno: che cosa fa al protagonista? Può essere:
- uno specchio, che mostra al protagonista un lato di sé;
- un contrasto, con valori o modi di agire opposti;
- un alleato, che gli dà accesso a risorse, informazioni, affetto;
- una spinta, che lo obbliga a decidere o gli porta una cattiva notizia;
- un testimone, a cui il protagonista racconta o nasconde qualcosa.
Se due secondari svolgono la stessa funzione, valuta di fonderli in uno. Se uno non ne ha nessuna, probabilmente puoi toglierlo. Un cast più piccolo e ben distinto è più memorabile di una folla di comparse con un nome.
Anche i secondari, però, devono sembrare persone con una vita propria: basta un desiderio piccolo e riconoscibile, anche solo accennato, perché non sembrino strumenti al servizio della trama.
La scheda personaggio come strumento
La scheda personaggio è utile se la usi come promemoria per te, non come obbligo. Serve a fissare le decisioni importanti e a controllare la coerenza mentre scrivi. Non deve contenere il colore dei calzini di ogni figura: deve contenere ciò che incide sulla storia.
Ecco un modello da adattare:
Nome e ruolo nella storia:
Età, lavoro, dove vive (solo ciò che serve alla trama):
Desiderio (obiettivo concreto):
Bisogno (ciò che gli manca davvero):
Ferita (evento del passato e difesa che ne è nata):
Credenza sbagliata (che cosa crede di sé o del mondo):
Contraddizione (è così, ma…):
Paura più grande:
Come parla (ritmo, parole ricorrenti, ciò che non dice):
Relazione con il protagonista e funzione nella storia:
Che cosa fa all'inizio / che cosa fa alla fine:
Compilala in modo essenziale, anche con frasi brevi. Se un campo non ti viene, non forzarlo: spesso un personaggio si chiarisce solo scrivendo le prime scene. Riprendi poi la scheda e correggila in base a ciò che hai scoperto.
Gli errori più comuni
Il personaggio perfetto
Un protagonista bravo, bello, generoso e sempre nel giusto non lascia niente da scoprire. Senza difetti non ci sono scelte difficili, e senza scelte difficili non c'è storia. Dai al personaggio limiti che costino qualcosa: errori di giudizio, punti ciechi, piccole meschinità.
Personaggi tutti uguali nella voce
È un difetto frequente nei primi manoscritti: se copri i nomi nei dialoghi, non si capisce chi parla. Ogni personaggio dovrebbe avere un modo suo di esprimersi, legato a età, origine, mestiere e temperamento: frasi lunghe o secche, domande o affermazioni, ironia o formalità. Ne parliamo più a fondo in come scrivere i dialoghi.
Il carattere dichiarato invece che dimostrato
Se per far capire che un personaggio è timido devi scriverlo, la scena non sta lavorando. Cerca un gesto, una rinuncia, una frase lasciata a metà.
Un cambiamento improvviso
Il personaggio che si trasforma in un capitolo, senza una pressione adeguata, risulta falso. Il cambiamento deve essere preparato, con piccoli segnali, ricadute e passi indietro.
Dimenticare cosa vogliono gli altri
Se tutti i personaggi esistono solo per aiutare o ostacolare il protagonista, la storia suona costruita. Chiediti che cosa vogliono quando il protagonista non è in scena.
Verificare che funzionino
Quando hai una prima stesura, rileggi guardando solo i personaggi: ogni scena mostra un desiderio? Le scelte sono coerenti con la ferita e con le contraddizioni? Le voci si distinguono? Un parere esterno aiuta molto, perché chi legge per la prima volta si accorge subito di ciò che tu ormai dai per scontato: per questo può servire un beta reader. Per la fase di rilettura complessiva trovi un metodo in come revisionare un romanzo.
Come può aiutarti Agenzia Letteraria Italia
L'ultimo consiglio dell'articolo è anche il più difficile da mettere in pratica: far leggere il romanzo a qualcuno che non sia tu. Quando i personaggi sono con te da mesi, non vedi più dove due voci si confondono, dove il desiderio sparisce da una scena o dove un cambiamento arriva troppo in fretta.
Agenzia Letteraria Italia rappresenta gli autori presso case editrici non a pagamento. Si parte da una lettura integrale del manoscritto: l'esito della prima lettura arriva entro 21 giorni dalla consegna. Se il testo non è ancora pronto, te lo diciamo, senza proporti corsi.
Se il lavoro è maturo, passiamo all'editing insieme, capitolo per capitolo, con commenti a margine. È il momento per verificare ciò che hai letto sopra: se i personaggi vogliono qualcosa in ogni scena, se le scelte sono coerenti con la loro ferita, se le voci si distinguono. L'ultima parola sul testo resta sempre tua.
Poi prepariamo scheda editoriale, sinossi, profilo dell'autore ed estratti, e scegliamo le case editrici per collana e catalogo, non a caso. Contrattiamo con gli editori giusti per il tuo manoscritto e facciamo rispettare le cinque garanzie; decidi e firmi tu.
Il percorso è descritto passo per passo in come lavoriamo. Se hai un romanzo concluso, puoi candidare il manoscritto: al primo salvataggio l'opera è depositata con data certa.
Domande frequenti
Come si costruisce un personaggio da zero?
Parti da tre elementi: che cosa vuole (il desiderio), che cosa gli manca davvero (il bisogno) e quale esperienza del passato spiega il suo modo di difendersi (la ferita). Poi aggiungi una contraddizione e mettilo davanti a una scelta difficile. Il resto, dall'aspetto alla voce, si definisce scrivendo le prime scene.
Una scheda personaggio è obbligatoria?
No, è uno strumento e ognuno la usa a modo suo: c'è chi la compila per intero prima di scrivere e chi ne ricava solo qualche riga. L'importante è che contenga ciò che incide sulla storia, come desiderio, ferita e funzione, e che tu la aggiorni quando il personaggio ti sorprende.
Quanto deve cambiare il protagonista nel corso del romanzo?
Dipende dalla storia: può trasformarsi in profondità, può cambiare solo un atteggiamento o può restare lo stesso dopo aver messo alla prova le proprie convinzioni. Conta che il lettore veda una scelta diversa da quelle iniziali, preparata da eventi che la rendono credibile.
Come si crea un antagonista credibile?
Dagli un desiderio incompatibile con quello del protagonista e ragioni che, dal suo punto di vista, hanno senso. Deve essere abbastanza forte da mettere davvero in difficoltà il protagonista e, se possibile, legato al tema del romanzo, in modo da rappresentare un'altra risposta alla stessa domanda.