Apri un chatbot, descrivi la trama e in pochi minuti ottieni un capitolo ordinato, fluido, senza un errore di grammatica. È una tentazione comprensibile. Ma se quel capitolo finisce nel tuo manoscritto e poi in una proposta a un editore, restano tre domande: la legge lo considera tuo? L'editore lo accetterà? E che cosa succede se nel contratto dichiari qualcosa che non corrisponde al vero?
Non serve demonizzare: usare l'intelligenza artificiale (IA) mentre si scrive non è vietato e non è, di per sé, scorretto. Conta come la usi e che cosa le affidi. Un conto è servirtene come strumento di lavoro, un altro è farle generare il testo che poi presenti come tuo.
Qui trovi i fatti: che cosa dice la legge italiana, dove passa la linea fra strumento e autore, perché gli editori chiedono sempre più spesso dichiarazioni sull'uso dell'IA e come comportarti per non avere sorprese.
Che cosa dice la legge italiana
La legge sul diritto d'autore è la n. 633 del 1941. Con la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, l'art. 25 ha modificato l'articolo 1 di quella legge. Oggi la norma protegge le opere dell'ingegno umano di carattere creativo, anche quando sono create con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituiscano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore.
Da questa formulazione si ricavano due cose:
- la legge non vieta di usare l'IA mentre si scrive: l'ausilio di questi strumenti non fa perdere la tutela;
- la tutela resta agganciata a un autore umano e al suo lavoro intellettuale, cioè alle scelte creative che hai fatto tu.
Che cosa significa per il tuo romanzo
Secondo la dottrina prevalente, un'opera generata interamente o prevalentemente senza apporto umano non è protetta dal diritto d'autore. In pratica, se il testo è in gran parte prodotto dalla macchina, potresti non avere alcun diritto esclusivo su di esso. E quello che non hai non puoi cederlo a un editore con un contratto.
La norma è recente e i casi di confine sono molti: la distanza fra «ausilio» e «generazione» non è sempre netta. Se hai un dubbio concreto sul tuo testo, rivolgiti a un avvocato che si occupa di diritto d'autore. Una guida generale come questa non può sostituire l'esame del caso specifico.
Strumento o autore: la differenza che conta
Il criterio utile, anche nella pratica quotidiana, è chiederti: chi ha fatto le scelte creative? Chi ha deciso la struttura, i personaggi, la voce, le parole di ogni frase? Se la risposta sei tu, l'IA è stata uno strumento. Se la risposta è la macchina, sei più vicino al ruolo di chi dà un'indicazione che a quello di chi scrive.
Usi che di solito restano nel campo dello strumento
- Ricerca: capire come funzionava un mestiere, un luogo o un'epoca, da verificare poi su fonti attendibili, perché questi sistemi possono sbagliare con grande sicurezza.
- Controllo di coerenza: individuare incongruenze di date, nomi, descrizioni fisiche, cronologia.
- Brainstorming: ragionare su alternative di trama o su possibili titoli, per poi scegliere e riscrivere con parole tue.
- Correzione: segnalare refusi, ripetizioni, punteggiatura dubbia, lasciando a te la decisione di cambiare o no.
In tutti questi casi il testo che arriva all'editore è scritto da te. L'IA ha aiutato, come potrebbe fare un dizionario, un correttore di bozze o un amico che legge e ti dice dove si inceppa.
Quando è l'IA a scrivere
Se chiedi al sistema di produrre scene, capitoli o dialoghi e li inserisci nel manoscritto, anche con ritocchi leggeri, i problemi sono due.
Il primo è la tutela: più la parte generata è ampia, più è fragile la tua posizione di autore rispetto a quel testo, per quanto visto sopra.
Il secondo è il valore letterario. Un romanzo si regge su una voce riconoscibile, su scelte che rischiano qualcosa, su dettagli che solo chi ha vissuto o immaginato quella storia può mettere. Un testo generato tende a essere corretto e medio, e un editore che legge decine di proposte lo percepisce: non perché esista un metodo infallibile per smascherarlo, ma perché manca ciò che rende una pagina memorabile.
Fra i due estremi c'è una zona grigia, per esempio quando riscrivi pesantemente un passaggio generato. Lì conta la proporzione: quanto è tuo il risultato, e quanto potresti dimostrarlo.
Perché gli editori chiedono dichiarazioni sull'uso dell'IA
Un editore che pubblica un libro investe in un'opera su cui deve poter contare. Per questo nel contratto di edizione l'autore garantisce, di norma, di essere il titolare dei diritti che cede e che l'opera è originale. Se una parte consistente del testo non è frutto del suo lavoro intellettuale, quella garanzia diventa difficile da dare.
Di conseguenza molti contratti di edizione contengono oggi dichiarazioni dell'autore sull'uso di IA generativa. A volte si chiede di confermare che l'opera non è stata generata con questi strumenti; altre volte di indicare in che misura sono stati usati. Anche nelle proposte e nelle lettere di presentazione la domanda compare sempre più spesso.
Non è un atteggiamento ostile verso gli autori: è la conseguenza di due fattori concreti. Da un lato c'è la questione della tutela, che riguarda anche l'editore, perché un'opera non protetta è difficile da difendere. Dall'altro c'è una questione di fiducia e di reputazione verso i lettori e verso chi in una casa editrice seleziona, cura e promuove i libri.
Per questo anche Agenzia Letteraria Italia chiede agli autori di dichiarare l'uso dell'IA: non per giudicarli, ma perché molti contratti di edizione lo richiedono e conviene arrivare alla firma con le idee chiare.
Che cosa rischia chi dichiara il falso
Se nel contratto firmi una dichiarazione sull'uso dell'IA, quella dichiarazione diventa un impegno. Se risulta falsa, il contratto può essere risolto e l'autore può rispondere dei danni.
Pensa a cosa significa in concreto: un libro già editato, impaginato e magari presentato ai librai che viene ritirato; un rapporto con l'editore compromesso; una richiesta di risarcimento. Tutto per aver scelto, magari in una giornata di stanchezza, di non scrivere una riga di verità.
Non puoi neppure affidarti all'idea che «tanto non si accorge nessuno». Non è un tema che si risolve con un programma che dà un verdetto: conta ciò che hai dichiarato e ciò che sei in grado di documentare. Se il dubbio sorgerà, sarà a te che verrà chiesto di spiegare come hai lavorato. Se vuoi capire come sono scritte queste clausole, leggi il contratto di edizione: le clausole da leggere prima di firmare.
Come comportarti, in pratica
1. Tieni traccia del tuo processo
Conserva le versioni datate del manoscritto, gli appunti, le scalette, le prime stesure scritte a mano o al computer. Non serve un archivio ordinatissimo: serve poter mostrare, se un giorno ti venisse chiesto, che il testo nasce dal tuo lavoro. Per dare data certa al manoscritto puoi seguire le indicazioni di come proteggere un manoscritto prima di inviarlo.
Se hai usato l'IA per qualche fase, annota quando e per che cosa. Dichiarare con precisione, anche mesi dopo, è molto più semplice se hai una traccia.
2. Dichiara l'uso, in modo semplice
Quando una casa editrice o un'agenzia ti chiede se hai usato l'IA, rispondi con chiarezza e senza giri di parole. Una dichiarazione onesta, anche se riconosce un uso limitato come strumento, non è un problema; un'omissione può diventarlo. Un esempio di formulazione, da adattare alla tua situazione reale:
Il romanzo è interamente scritto da me. Ho utilizzato strumenti di intelligenza artificiale soltanto per la ricerca di informazioni e per il controllo di refusi e coerenza; nessuna parte del testo è stata generata da tali strumenti.
Se invece il tuo uso è stato diverso, scrivi esattamente quello che hai fatto. Una frase vera vale più di una rassicurante e inesatta.
3. Fai in modo che la voce resti tua
Se usi l'IA per spunti, riscrivi: le idee che ricevi sono materiale grezzo, non pagine. Se ti fai correggere un passaggio, rileggilo e chiediti se è ancora il tuo modo di dire le cose. Un romanzo si riconosce per le sue scelte, e quelle non si delegano.
4. Fai leggere il testo a persone vere
Il confronto con lettori in carne e ossa rimane insostituibile: ti dicono dove la storia convince e dove no, e lo fanno con una sensibilità che non si può simulare. Puoi cercarli fra i beta reader o valutare, quando serve, un editing del romanzo fatto da un professionista.
5. Leggi la clausola prima di firmare
Se nel contratto trovi una dichiarazione sull'IA, leggila parola per parola. Chiediti se ciò che affermi è vero oggi e lo sarà per tutto il testo. Se qualcosa non è chiaro, chiedi spiegazioni all'editore prima di firmare. Prima ancora, quando prepari l'invio, ti può servire come inviare un manoscritto a una casa editrice.
Come può aiutarti Agenzia Letteraria Italia
Se hai usato l'intelligenza artificiale per scrivere, o anche solo per fare ricerca, la cosa più utile è arrivare all'editore sapendo che cosa è tuo e che cosa hai dichiarato. Per questo chiediamo ai nostri autori di dichiarare l'eventuale uso dell'IA: non per giudicarli, ma perché la questione conviene chiarirla prima della firma, non dopo.
Ecco che cosa possiamo fare, in concreto:
- offrirti la tutela gratuita del manoscritto: deposito con data certa via posta elettronica certificata e iscrizione a un registro di opere, anche se non ti fai rappresentare;
- leggere il testo per intero e dirti l'esito della prima lettura entro 21 giorni dalla consegna; se non è ancora pronto, te lo diciamo, senza venderti corsi;
- lavorare con te all'editing, capitolo per capitolo, con commenti a margine. L'ultima parola sul testo è sempre dell'autore, e la voce resta la tua.
Il deposito fissa la data del testo, ma non sostituisce le tue versioni di lavoro e i tuoi appunti, che ti conviene conservare.
Se poi si arriva alla presentazione, il manoscritto va solo a case editrici che non chiedono soldi, contributi o acquisto di copie. Contrattiamo con gli editori giusti per il tuo manoscritto e facciamo rispettare le cinque garanzie, tra cui royalties di almeno il 15% sui ricavi dell'editore. Decidi e firmi tu.
Se il tuo romanzo è pronto, puoi candidare il manoscritto: bastano nome ed email.
Domande frequenti
Un romanzo scritto con l'IA si può pubblicare?
La legge non vieta di usare strumenti di intelligenza artificiale per scrivere, ma un testo generato interamente o prevalentemente dalla macchina pone problemi di tutela e di valore letterario. Molti editori chiedono all'autore di dichiarare l'uso dell'IA e possono rifiutare un'opera che non sia frutto del suo lavoro. Non esiste in ogni caso alcuna garanzia di pubblicazione, qualunque sia il modo in cui il libro è stato scritto.
Un libro scritto con l'intelligenza artificiale è protetto dal diritto d'autore?
Dal 10 ottobre 2025 la legge sul diritto d'autore protegge le opere dell'ingegno umano di carattere creativo anche quando sono create con l'ausilio dell'IA, purché siano il risultato del lavoro intellettuale dell'autore. Secondo la dottrina prevalente, un'opera generata interamente o prevalentemente senza apporto umano non è protetta.
Devo dire all'editore che ho usato l'IA?
Se il contratto o la proposta ti chiedono una dichiarazione, devi rispondere in modo veritiero. Molti contratti di edizione contengono oggi una clausola sull'uso di IA generativa, e una dichiarazione falsa può portare alla risoluzione del contratto e al risarcimento dei danni. Anche quando nessuno te lo chiede, dichiarare con chiarezza un uso limitato come strumento ti mette al riparo da problemi futuri.
Posso usare l'IA per fare ricerca, brainstorming o correggere le bozze?
Sono usi che restano nel campo dello strumento, perché le scelte creative e il testo finale rimangono tuoi. Controlla sempre le informazioni su fonti attendibili, riscrivi con parole tue gli spunti che ricevi e annota come hai lavorato, così da poterlo dichiarare con precisione se ti verrà chiesto.