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Come scrivere un incipit che fa leggere la seconda pagina

Come scrivere un incipit efficace: perché l'inizio pesa tanto sulla valutazione, come entrare nella storia e quali errori evitare, con esempi prima e dopo.

Redazione di Agenzia Letteraria Italia10 minuti di lettura

Chi legge molti manoscritti sviluppa un istinto preciso: capisce in fretta se un testo ha una voce, se sa dove sta andando, se vale la pena di continuare. Quell'istinto si forma sulle prime righe. Non è giusto fino in fondo, perché un romanzo si decide anche altrove, ma è il modo in cui funziona la lettura di chi deve scegliere tra tanti testi.

Per questo l'incipit è il punto in cui un autore si gioca più di quanto sembri. Non serve una frase memorabile da antologia. Serve che chi legge, dopo il primo paragrafo, abbia una ragione per andare avanti: un personaggio che gli interessa, una situazione che non torna, una voce che non somiglia a nessun'altra.

La buona notizia è che un incipit efficace si costruisce con pochi principi, e quasi tutti gli inizi deboli sbagliano nello stesso modo. Vediamo quali sono.

Perché l'incipit pesa tanto nella valutazione

Quando invii un manoscritto, di solito il primo contatto è fatto di una lettera di presentazione, di una sinossi e delle prime pagine. Spesso è su queste che si decide se il resto verrà letto. Chi valuta non ha il tempo né il dovere di arrivare in fondo a un testo che non lo ha convinto all'inizio.

C'è poi una ragione che riguarda anche il lettore in libreria, che sfoglia le prime righe prima di decidere. Un editore che pubblica un libro sa che dovrà convincere persone che non conoscono l'autore, e l'inizio è il primo banco di prova.

Un incipit debole non significa che il romanzo sia debole. Molti manoscritti hanno una prima pagina che racconta il riscaldamento dell'autore, non la storia: le pagine in cui ha cercato la voce, il tono, il personaggio. Spesso il vero inizio è qualche pagina più avanti, e basta tagliare per trovarlo.

Che cosa deve fare un incipit

Un buon inizio non deve spiegare il romanzo. Deve fare tre cose, in modo semplice.

Entrare nella storia con un personaggio in movimento

Il lettore ha bisogno di qualcuno a cui aggrapparsi. Non una descrizione del personaggio, ma il personaggio mentre fa qualcosa che ha un peso: sta per dire una cosa difficile, sta nascondendo qualcosa, sta aspettando qualcuno, sta rompendo una regola.

Il movimento non è necessariamente fisico. Anche una persona seduta a un tavolo può essere in movimento, se sta decidendo se rispondere a una lettera. Conta che ci sia una tensione, anche piccola, tra ciò che vuole e ciò che ha davanti.

Attenzione all'equivoco opposto: aprire con un'esplosione, un inseguimento o una caduta non funziona se il lettore non sa chi sta cadendo e perché dovrebbe importargli. L'azione senza un personaggio è rumore. Per costruire chi mette in scena la storia ti serve come costruire i personaggi di un romanzo.

Aprire una domanda drammatica

La domanda drammatica è ciò che il lettore si chiede senza accorgersene: perché lo ha fatto? che cosa c'è dietro quella porta? che cosa succederà quando lo scoprirà? Un incipit efficace non risponde subito, ma la fa nascere.

Puoi aprirla in molti modi: un'incongruenza, un segreto, una decisione già presa, un oggetto fuori posto, una frase che lascia intuire un prima e un dopo. Non serve un colpo di scena. Basta che manchi qualcosa, e che il lettore voglia saperlo.

Un controllo utile: dopo il primo paragrafo, prova a scrivere in una riga che cosa vuole sapere chi legge. Se non riesci a rispondere, forse l'inizio non ha ancora aperto niente.

Far sentire una voce

La voce è il modo in cui la storia viene raccontata: il ritmo delle frasi, il lessico, l'ironia o la gravità, ciò che il narratore nota e ciò che trascura. È la cosa più difficile da insegnare e quella che più rimane impressa.

Una voce non è uno stile elaborato. Anzi, spesso le frasi più semplici sono le più personali, se dicono qualcosa che solo quel narratore direbbe in quel modo. Se stai ancora decidendo da chi far raccontare la storia, può aiutarti romanzo in prima o in terza persona.

Gli inizi da evitare

Ci sono aperture che compaiono in moltissimi manoscritti. Non sono vietate, ma partono in salita, perché chi legge le ha già incontrate tante volte.

Il risveglio

Il personaggio apre gli occhi, si stira, guarda la sveglia o lo specchio. È l'inizio più naturale per chi scrive, perché la storia di una giornata comincia al mattino. Ma il lettore non ha bisogno di assistere all'accensione della giornata: ha bisogno di arrivare al momento in cui qualcosa cambia.

Il meteo e il paesaggio

Il cielo plumbeo, il vento, la pioggia sui vetri. A volte l'atmosfera serve davvero, ma come apertura sposta l'attenzione lontano dai personaggi. Se un luogo conta, fallo vedere attraverso lo sguardo di qualcuno che ha un motivo per notarlo.

Il prologo e l'antefatto

Il prologo che racconta un episodio lontano nel tempo, o l'incipit che riassume la storia della famiglia del protagonista, chiede al lettore di avere pazienza prima di avergli dato una ragione per averla. Spesso quelle informazioni servono all'autore per capire il personaggio, ma non al lettore per cominciare.

Non è una regola assoluta: un prologo breve, che apre una domanda precisa e non spiega niente, può funzionare. Ma chiediti con onestà se il libro non partirebbe meglio dal capitolo uno, con l'antefatto distribuito più avanti, a piccole dosi.

Altri inizi a rischio

  • Lo specchio: il personaggio si guarda e il narratore ne descrive l'aspetto. Meglio far emergere i tratti che contano durante la storia.
  • Il sogno: aprire con un sogno che poi si rivela tale tende a dare al lettore la sensazione di essere stato ingannato.
  • Il riassunto del libro: un paragrafo che anticipa di che cosa parlerà la storia toglie proprio la curiosità che l'incipit dovrebbe creare.

Prima e dopo: tre esempi

Gli esempi che seguono sono inventati. Nella versione «prima» il testo prepara la storia; nella versione «dopo» ci entra già.

Dal risveglio al momento che conta

Prima

La sveglia suonò alle sei e mezza. Marta aprì gli occhi, si stirò e guardò il soffitto. Era un lunedì di novembre e fuori pioveva. Non aveva voglia di alzarsi, perché sapeva che quel giorno avrebbe dovuto dire la verità a suo fratello.

Dopo

Marta aveva rimandato per settimane, e adesso era davanti alla porta di suo fratello con in tasca la lettera che non poteva più restare un segreto.

Il «dopo» salta il risveglio e la pioggia, e mette il personaggio nel punto in cui la storia diventa inevitabile. La domanda drammatica è chiara: che cosa c'è in quella lettera?

Dal paesaggio alla situazione

Prima

Il cielo sopra il paese era grigio e basso, e un vento freddo spazzava le strade deserte. Le case, strette l'una all'altra, sembravano sorreggersi a vicenda. In una di esse viveva un uomo di nome Aldo Ferri, che da qualche tempo non dormiva bene.

Dopo

Aldo Ferri contò i gradini del municipio, come faceva ogni mattina, e ne trovò uno in più del giorno prima. Nessuno sembrava essersene accorto. Nessuno, tranne lui, ricordava che il giorno prima erano esattamente quelli di sempre.

Nel «dopo» l'atmosfera c'è comunque, ma nasce da un dettaglio strano e da un personaggio che ha un'abitudine. Il paese si scoprirà dopo.

Dall'antefatto al fatto

Prima

Per capire questa storia bisogna sapere che Elena nacque in un paese di montagna, figlia di un falegname e di una sarta, e che da bambina perse il padre. Crebbe con la madre, studiò in città e poi tornò, anni dopo, per occuparsi della bottega.

Dopo

Il giorno in cui Elena vendette la falegnameria di suo padre, sua madre smise di parlarle. Durò fino al funerale.

Tutto quello che il «prima» spiegava è ancora lì, in potenza: il padre, la bottega, la madre. Ma adesso il lettore lo scopre perché vuole capire, non perché gli viene detto.

Una voce al posto di una descrizione

Prima

Il commissario Landi era un uomo stanco, deluso dal proprio lavoro e poco fiducioso nella giustizia.

Dopo

Il commissario Landi aveva smesso di credere nei colpevoli da un pezzo, più o meno quando aveva smesso di credere nel caffè della macchinetta.

Il «prima» dà un'informazione, il «dopo» dà un modo di stare al mondo. È la differenza tra mostrare e raccontare: ne trovi il metodo nell'articolo dedicato.

Come lavorare sul tuo incipit

Non c'è un ordine obbligato per scrivere un inizio. Molti autori lo riscrivono più volte, e spesso lo fanno alla fine, quando conoscono davvero il personaggio e sanno dove la storia arriva. Qualche passaggio concreto:

  1. Cerca il vero inizio. Leggi le prime pagine e individua la prima riga in cui succede qualcosa di importante. Spesso è più avanti di dove hai cominciato: ciò che la precede può essere tagliato o distribuito altrove.
  2. Controlla la domanda. Dopo il primo paragrafo, che cosa si chiede il lettore? Se la risposta è «niente», manca la tensione.
  3. Verifica la voce. Leggi ad alta voce. Se le frasi potrebbero stare in qualunque altro romanzo, cerca un dettaglio, un ritmo, una scelta di parole che appartengano solo a questo narratore.
  4. Taglia le spiegazioni. Ogni frase che chiarisce chi è il personaggio, che cosa prova o come è arrivato lì può aspettare. Fidati del lettore.
  5. Falla leggere a qualcuno. Chi non conosce il libro è il giudice migliore del suo inizio. Se non sai a chi darlo, i beta reader servono proprio a questo.

Quando passi alla revisione dell'intero manoscritto, l'incipit merita un giro a parte: lo trovi nel metodo di come revisionare un romanzo. E se ti manca una visione d'insieme su tutto il percorso, parti da come scrivere un romanzo.

Una prima frase non basta

Si parla molto della prima frase, e qualche volta ne esiste una davvero memorabile. Ma nella pratica un inizio efficace è fatto del primo paragrafo e delle prime pagine, non di una singola riga ad effetto. Una frase brillante seguita da pagine di preparazione non regge. Una frase semplice seguita da una situazione viva, sì.

Se hai un dubbio, scegli la strada più diretta: un personaggio, qualcosa che vuole o che nasconde, un dettaglio che non torna, una voce che si sente. Poi lascia che la seconda pagina faccia il suo lavoro.

Come può aiutarti Agenzia Letteraria Italia

Un incipit si giudica davvero solo conoscendo il resto del libro: spesso il vero inizio sta qualche pagina più avanti, e per accorgersene serve leggere tutto. Per questo, in Agenzia Letteraria Italia leggiamo il manoscritto per intero, non solo le prime pagine. L'esito della prima lettura arriva entro 21 giorni dalla consegna. Se il testo non è ancora pronto, te lo diciamo apertamente, senza venderti corsi.

Se c'è da lavorare, lo facciamo insieme con un editing capitolo per capitolo, con commenti a margine. Anche l'attacco si discute così, riga per riga, e l'ultima parola sul testo resta sempre tua.

Quando il manoscritto è pronto, prepariamo i materiali per la presentazione agli editori:

  • scheda editoriale e sinossi;
  • profilo dell'autore;
  • estratti scelti.

Le case editrici si scelgono per collana e catalogo, e solo tra quelle che non chiedono denaro, contributi o acquisto di copie. Contrattiamo con gli editori giusti per il tuo manoscritto e facciamo rispettare le cinque garanzie, spiegate riga per riga. Decidi e firmi tu.

Al primo salvataggio nell'area personale, l'opera viene depositata con data certa. Se vuoi vedere i passaggi uno per uno, trovi il percorso completo. Quando senti che le prime pagine reggono, puoi candidare il tuo manoscritto.

Domande frequenti

Quanto deve essere lunga la prima frase di un romanzo?

Non esiste una lunghezza giusta: una frase breve può colpire quanto una lunga, se apre una domanda o fa sentire una voce. Conta di più che la prima frase appartenga a quel libro e conduca naturalmente alla seconda, senza essere un effetto fine a sé stesso.

È meglio iniziare con un dialogo o con una descrizione?

Nessuna delle due è sbagliata di per sé, ma entrambe funzionano solo se il lettore capisce subito chi parla o chi osserva e perché dovrebbe interessargli. Un dialogo senza contesto può risultare confuso, e una descrizione senza un personaggio rischia di restare ferma. In entrambi i casi, la domanda utile è che cosa si sta giocando qualcuno in quel momento.

Un prologo è sempre un errore?

No, ma va usato con una ragione precisa. Funziona se è breve, apre una domanda e non spiega ciò che il resto del libro può rivelare, mentre rischia di appesantire l'inizio se serve solo a raccontare l'antefatto. Se il romanzo parte bene anche senza, probabilmente il prologo si può eliminare.

Posso riscrivere l'incipit quando ho finito il romanzo?

Sì, ed è anzi uno dei momenti migliori per farlo. A libro concluso conosci il personaggio, il tono e il punto di arrivo, e puoi scegliere un inizio coerente con tutto il resto. Molti autori riscrivono le prime pagine più volte, anche dopo aver terminato la prima stesura.

Il percorso di accompagnamento alla pubblicazione

Dal manoscritto alla proposta di un editore, con un agente dalla tua parte.

Agenzia Letteraria Italia legge il tuo testo, lo lavora con te e lo presenta alle case editrici adatte al tuo genere. Tutto succede nell’area personale, un passo alla volta.

  1. A

    Apri l’area personale

    Bastano nome ed email. Da quel momento hai un posto dove tenere il testo, i documenti e ogni scambio con noi.

  2. B

    Firmi il contratto di affidamento

    Lo leggi per intero prima di firmare. Entra in vigore solo se la valutazione del manoscritto è positiva: fino ad allora nessuna esclusiva e nessun compenso.

  3. C

    Carichi o scrivi il manoscritto

    Importi un .docx o un .pdf e lo ritrovi diviso in capitoli, oppure scrivi direttamente qui. Al primo salvataggio l’opera è depositata, con data certa opponibile a terzi.

  4. D

    Lo leggiamo

    Lo leggiamo per intero e valutiamo se è pronto per gli editori. Se non lo è ancora te lo diciamo: non ti vendiamo un corso.

  5. E

    Lavoriamo il testo insieme

    Editing capitolo per capitolo, con i nostri commenti nel margine e le versioni sempre recuperabili. L’ultima parola sul testo è tua.

  6. F

    Presentiamo l’opera agli editori

    Scheda editoriale, sinossi, profilo autore, estratti. Scegliamo le case editrici per collana e catalogo, non a caso.

  7. G

    Ricevi solo proposte conformi

    Ogni contratto che arriva viene misurato sulle cinque garanzie prima che tu lo veda. Te lo spieghiamo riga per riga; decidi tu.

Le garanzie per gli autori che selezioniamo

  • I

    Solo case editrici No EAP

    Ti presentiamo solo a editori che non chiedono soldi all’autore: né contributi, né copie da comprare, né servizi a pagamento.

  • II

    Royalties di almeno il 15%

    Sui ricavi dell’editore, con la base di calcolo scritta per esteso nel contratto.

  • III

    Copie in omaggio

    Gratuite e tue da distribuire: ai librai, alla stampa, ai primi lettori.

  • IV

    Il libro presente alle fiere

    L’editore si impegna a rendere l’opera presente nelle fiere del libro a cui partecipa.

  • V

    Un piano di marketing allegato al contratto

    Lo leggi prima di firmare e, una volta firmato, vincola l’editore nei tuoi confronti.

Nessun costo e nessun anticipo richiesto all’autore senza una proposta adeguata.