Apri la posta e la risposta è lì: poche righe cortesi, un «purtroppo», un augurio di buona fortuna. Oppure succede il contrario, e dopo mesi di attesa non è arrivato niente. In entrambi i casi c'è una sensazione che conosci bene, quella di aver messo anni di lavoro in una busta e di essertela vista restituire senza spiegazioni.
Prima di tutto: è normale, e non è un giudizio sulla tua persona. Quasi tutti gli autori pubblicati hanno ricevuto dei rifiuti, e molti ne hanno ricevuti parecchi. Un rifiuto dice che quel testo, in quel momento, non ha trovato posto in quel catalogo. Non dice che non sei uno scrittore.
Detto questo, un rifiuto è anche un'informazione, e vale la pena usarla bene. Vediamo come leggerla, che cosa evitare di fare e da dove ripartire.
Il silenzio è una risposta
Molte case editrici non rispondono a chi non selezionano. Le proposte che arrivano sono moltissime, e rispondere a ciascuna con una lettera motivata non è concretamente possibile. Per questo il silenzio, dopo un tempo ragionevole, va considerato un rifiuto.
Qual è il tempo ragionevole? Dipende dall'editore. Spesso sul sito è indicato un periodo entro cui riceverai risposta in caso di interesse; se manca, ti conviene aspettare diversi mesi prima di concludere qualcosa. Trovi i dettagli in quanto ci mette una casa editrice a rispondere.
Allo scadere di quel periodo, la cosa più utile è archiviare la proposta e andare avanti. Un solo sollecito educato, se l'editore non ha dichiarato di non rispondere, è accettabile. Una raffica di messaggi no: non cambia l'esito e lascia un'impressione sbagliata.
Rifiuto standard e rifiuto personalizzato
Non tutti i rifiuti sono uguali, e distinguerli è il primo passo per capire dove sei.
Il rifiuto standard
È un testo uguale per tutti: ringrazia, dice che la proposta non rientra nella linea editoriale o nei programmi del momento, augura buona fortuna. Non contiene riferimenti al tuo libro, né al titolo né alla trama.
Non c'è molto da leggere in un messaggio così. Significa che il tuo testo non ha superato una prima selezione, che può essere avvenuta per mille ragioni, comprese quelle che non c'entrano con la qualità: il genere non era in cerca di titoli, il catalogo aveva già un libro simile, il momento era sbagliato.
Il rifiuto personalizzato
A volte la risposta cita il tuo libro: un personaggio, un'ambientazione, un difetto del ritmo, un motivo preciso per cui non è adatto alla collana. Può arrivare anche un invito a ripresentarsi con un nuovo lavoro.
È un segnale raro e prezioso. Chi ha un carico di lavoro enorme e decide comunque di dedicarti qualche riga ha trovato nel testo qualcosa che meritava attenzione. Conserva il messaggio, rileggilo a distanza di giorni e prendilo sul serio, soprattutto se la stessa osservazione ritorna in più risposte.
Perché le case editrici rifiutano
Capire i motivi aiuta a non viverlo come una condanna. I più frequenti non riguardano la qualità della scrittura:
- il testo non è adatto al catalogo. Un editore che pubblica narrativa letteraria non prende un fantasy, per bello che sia;
- il catalogo è già pieno su quel tema o su quel genere, o la programmazione dei prossimi uscite è già definita;
- la valutazione commerciale è incerta: l'editore deve credere di riuscire a far arrivare il libro ai lettori, e non sempre è così;
- il testo non è ancora pronto: ritmo discontinuo, incipit debole, struttura da rivedere, refusi e incoerenze;
- i materiali di accompagnamento non hanno funzionato: una sinossi confusa o una lettera generica possono far scartare un testo che avrebbe meritato una lettura.
Come vedi, solo alcune di queste ragioni dipendono da ciò che hai scritto. Su altre puoi lavorare, su altre no.
Che cosa leggere fra le righe
Le formule dei rifiuti sono ricorrenti, e conviene non attribuire loro significati che non hanno.
- «Non rientra nella nostra linea editoriale» può indicare un vero disallineamento, e allora la lista degli editori va rivista. Ma è anche la formula più comoda per chiudere una risposta.
- «Non ci sono le condizioni per proseguire» o «al momento non abbiamo spazio» parlano soprattutto del catalogo e del calendario, non di te.
- «Il testo ha buone qualità ma...», seguito da una motivazione, è una risposta che merita di essere letta con attenzione: indica un testo che si è fatto leggere.
- «Ti invitiamo a inviarci altri lavori» è un incoraggiamento reale, soprattutto se il messaggio è scritto da una persona e non da un modulo.
Se invece dopo il rifiuto ricevi una risposta entusiasta con una proposta di pubblicazione che richiede un contributo, fermati: potresti essere davanti a editoria a pagamento, che è un'altra cosa.
Come rispondere (e come non farlo)
La tentazione di rispondere a caldo c'è, e a volte è forte. Resisti. Anche se il rifiuto ti sembra ingiusto, frettoloso o sbagliato, replicare con tono polemico, chiedere spiegazioni insistenti o contestare la valutazione non ti porta nulla. Chi lavora in una casa editrice ricorda gli autori, e il mondo editoriale è più piccolo di quanto sembri.
Se la risposta è personalizzata o particolarmente gentile, un breve ringraziamento è un gesto che resta. Non è necessario, ma è ben accetto:
Gentile redazione, grazie per aver letto il mio manoscritto e per avermi risposto. Ho apprezzato le vostre osservazioni e ne farò tesoro. Mi farebbe piacere, in futuro, sottoporvi un nuovo lavoro, se lo riterrete opportuno. Cordiali saluti.
Se il rifiuto è standard, non c'è bisogno di rispondere. Un messaggio in più, per l'editore, è solo un messaggio da leggere.
Quando ripresentare il testo
Una regola sola, da non infrangere: non rimandare lo stesso testo, a breve distanza, alla stessa casa editrice. Se l'hai già inviato e hai ricevuto un rifiuto, un nuovo invio uguale non ha nessuna ragione di avere esito diverso, e dà l'impressione che tu non abbia ascoltato.
Ci sono due eccezioni sensate:
- il testo è cambiato davvero, dopo una revisione profonda, e lo dici con chiarezza. Meglio aspettare un tempo congruo e non scrivere nei giorni successivi;
- l'editore stesso ti ha invitato a ripresentarti dopo aver sistemato certi punti, e tu lo hai fatto.
In tutti gli altri casi, il lavoro nuovo è un'occasione migliore per tornare a bussare: un'altra storia, magari più forte, davanti a una redazione che già conosce il tuo nome.
Rivedere lista e materiali
Se i rifiuti si accumulano, prima di toccare il romanzo controlla il resto. Spesso il problema è più vicino alla superficie.
La lista degli editori
Hai scelto case editrici che pubblicano davvero il tuo genere? Guarda i loro cataloghi recenti, non solo il nome: titoli simili al tuo, collane adatte, autori esordienti. Se stai proponendo un romanzo a chi non pubblica quel tipo di libri, il rifiuto era prevedibile. Per ricostruire la lista con criterio puoi partire da case editrici che accettano manoscritti.
La lettera di presentazione
Deve essere breve, specifica e rivolta a quell'editore. Una lettera generica, uguale per tutti, è uno dei motivi più comuni per cui il testo non viene nemmeno aperto. Qui c'è un modello da copiare.
La sinossi
Una sinossi che non racconta il finale, o che si perde nei dettagli, può mettere in ombra un buon romanzo. Se la tua non convince nemmeno chi te la rilegge, rifalla seguendo come scrivere la sinossi di un romanzo.
Le prime pagine
Spesso la decisione si prende presto. Se l'inizio non cattura, il resto non viene letto. Rileggi le prime pagine con occhi freddi, e confrontale con quanto suggerisce come scrivere un incipit che fa leggere la seconda pagina.
Far leggere il testo
C'è un limite a ciò che puoi vedere da solo in un testo su cui hai lavorato per mesi o per anni. Dopo i primi rifiuti è il momento giusto per far arrivare il manoscritto a lettori che non ti conoscono e che non hanno interesse a farti piacere.
I beta reader servono proprio a questo: lettori attenti che ti dicono dove si sono annoiati, dove si sono persi, quali personaggi non hanno funzionato. Come sceglierli e che cosa chiedere è spiegato in beta reader: chi sono, dove trovarli e che cosa chiedere.
Quando le osservazioni coincidono, hai trovato i punti su cui lavorare. A quel punto passa a una revisione organizzata, seguendo il metodo in tre passate. Il tempo dedicato alla revisione, dopo un rifiuto, è raramente sprecato.
Quando cambiare progetto
Insistere su un testo è una scelta legittima, ma ha un limite. Può essere il momento di mettere da parte il manoscritto, e scriverne un altro, quando:
- hai inviato il libro a una lista ben scelta di editori e le risposte sono state, nel complesso, negative o assenti;
- le osservazioni dei lettori e degli editori vanno nella stessa direzione e riguardano la struttura del libro, non qualche pagina;
- ti accorgi che non hai più voglia di lavorarci, e che ciò che vorresti davvero è scrivere altro.
Non è una sconfitta. Molti autori pubblicano con un libro che non è il primo che hanno scritto: il primo manoscritto, anche quando non esce mai, è il laboratorio in cui si impara il mestiere. Il testo che metti da parte resta tuo, e potrai riprenderlo più avanti con uno sguardo diverso.
Come può aiutarti Agenzia Letteraria Italia
Dopo un rifiuto, le domande utili sono due: il testo è davvero pronto? E gli editori scelti erano quelli giusti? Su questi due punti lavora Agenzia Letteraria Italia, che rappresenta autori presso case editrici non a pagamento.
Se ci candidi il manoscritto, lo leggiamo per intero e l'esito della prima lettura arriva entro 21 giorni dalla consegna. Se il testo non è ancora pronto, te lo diciamo, senza venderti corsi. Se lo è, o lo diventa, facciamo insieme l'editing, capitolo per capitolo, con commenti a margine. L'ultima parola sul testo resta tua.
Poi prepariamo la presentazione agli editori:
- scheda editoriale, sinossi, profilo dell'autore ed estratti;
- case editrici scelte per collana e catalogo, non a caso.
Contrattiamo con gli editori giusti per il tuo manoscritto e facciamo rispettare le cinque garanzie, tra cui royalties di almeno il 15% sui ricavi dell'editore, con la base di calcolo scritta nel contratto. Te le spieghiamo riga per riga, poi decidi e firmi tu. Nessuno può prometterti una pubblicazione, ma puoi affrontare la ricerca con materiali curati e un criterio di scelta. Qui trovi il percorso nel dettaglio.
Intanto il tuo manoscritto può essere tutelato gratuitamente con un deposito a data certa, anche se non ti fai rappresentare.
Se vuoi ripartire con un parere sul testo, puoi candidare il tuo manoscritto: bastano nome ed email.
Domande frequenti
Il silenzio di una casa editrice significa che il manoscritto è stato rifiutato?
Nella maggior parte dei casi sì, soprattutto se è passato un tempo ben superiore a quello indicato dall'editore sul suo sito. Molte redazioni rispondono solo quando sono interessate, quindi dopo un solo sollecito educato conviene archiviare la proposta e concentrarsi sulle altre.
Posso chiedere all'editore perché ha rifiutato il mio manoscritto?
Puoi farlo con un messaggio breve e cortese, ma non aspettarti una risposta dettagliata: le redazioni hanno poco tempo e di solito non motivano le loro scelte. Se rispondono, considera ogni parola un regalo e non insistere.
Posso inviare lo stesso manoscritto a un'altra casa editrice?
Sì, un rifiuto non ti impedisce di proporre il testo ad altri editori, purché adatti al genere del libro. Prima di farlo conviene verificare la lista degli editori e i materiali di accompagnamento, perché spesso il problema sta lì.
Dopo quanto tempo posso riproporre un testo allo stesso editore?
Il testo identico non conviene mai riproporlo a breve distanza. Se lo hai riscritto in modo sostanziale, o se l'editore ti ha invitato a ripresentarti, puoi farlo dopo un tempo congruo, dichiarando chiaramente che cosa è cambiato.